mercoledì 28 luglio 2010

Operativa Cassa assistenza sanitaria per colf e badanti

Buone notizie per gli oltre 1.200.000 Colf e Badanti che operano in Italia nel campo del lavoro domestico e dell’assistenza agli anziani, ai disabili ed ai non autosufficienti, servizi svolti prevalentemente da giovani donne ed immigrati. Dal 1° luglio è infatti operativa la Cassacolf, la cassa di assistenza per la gestione dei trattamenti sanitari integrativi, in ottemperanza a quanto stabilito dal contratto nazionale del lavoro domestico, stipulato dalle organizzazioni sindacali Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil e dalle associazioni datoriali Fidaldo, Domina e Federcolf. I beneficiari sono tutti i dipendenti ed i datori di lavoro domestico in regola con i contributi di assistenza contrattuale. Tra le prestazioni riconosciute dalla Cassacolf: l’indennità giornaliera in caso di ricovero, la convalescenza ed il parto ed il rimborso integrale dei tickets sanitari per le prestazioni ad alta specializzazione effettuate presso le strutture del servizio sanitario nazionale. I datori di lavoro inoltre potranno usufruire di un’assicurazione obbligatoria in caso di infortuni e sinistri dei dipendenti, garanzia che sarà operativa anche per il così detto "rischio in itinere" riconosciuto dall’Inail. "Con la costituzione della Cassacolf abbiamo realizzato uno degli obiettivi primari del contratto nazionale e cioè riconoscere agli operatori del settore, per la maggioranza donne ed immigrati, il welfare sanitario integrativo" ha commentato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Rosetta Raso. La Raso ha espresso soddisfazione anche sull’assicurazione obbligatoria per i datori di lavoro "sui quali già grava il costo del servizio di assistenza familiare e della non autosufficienza" ed ha commentato positivamente la proposta del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sull’affiancamento dei fondi sanitari integrativi contrattuali agli aiuti per i non autosufficienti. "Questo è un altro importante pezzo di welfare che viene realizzato e concretizza l’impegno del sindacato verso una categoria, quella delle colf e delle badanti, della quale la nostra società non potrà più fare a meno soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei fenomeni sociali conseguenti" ha aggiunto il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri.

lunedì 19 luglio 2010

La lotta delle formiche

Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie.

Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere. Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni..

Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini) dimenticati che scrivono ai giornali per avere una speranza e riassumono il declino di un vivere comune, intaccato da una terribile domanda: ma chi te lo fa fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per il futuro mio, del mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo della storia che il presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni). Anziani che si deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano, tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che si interrogano. Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma indica il retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un impegno: ne valeva la pena?

Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia si fa cinquanta chilometri per frequentare la scuola di ballo più famosa d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di ritorno, è di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella danza. Non ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla tv. La vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei passi e nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a continuare sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola, poi cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta chilometri, i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli spettacoli, quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni anno nel timore di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza.

Già da ora qualche amica comincia a non capire. Si domanda il perché di tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti, quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per valorizzare pupe, veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno involontariamente chi ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il proprio lavoro. «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?», è la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail, cercando una non scontata risposta.

C’era una come lei una volta a Milano. Era figlia di un tranviere. Coi sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma non c’è più il futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel paradosso temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge il bisogno di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non c’è ancora, non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più. Ieri c’era il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve andare a ciò che non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non c’è ancora (il domani)».

Bisogna affidarsi alla memoria, allora, perché le opportunità non stanno nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano dalle caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi ha inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo esplicito (La libertà dei servi, Einaudi).

«Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la pialla?», sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato il contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive, non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate. Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli ospedali difficilmente si fa carriera...

Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi. Si chiede un sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di Scienze politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che alimenta la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione del mondo in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che questa società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà dell’ingiustizia».

Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».

Bisogna forse dire «Basta!», come fa il designer Giancarlo Iliprandi che dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale per cambiare aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo Dorfles. «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/ Basta per comunicare la voglia di cambiare».

O chiamarsi fuori, come Luca Goldoni, investigatore di lungo corso dei comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto di non abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo quando ho letto di una telefonata intercettata tra l’amica di un politico e un’ex compagna di classe in attesa di un provino tv. "Non c’era verso di farmi dare un contratto", diceva una. E l’altra: "E come hai fatto a ottenerlo?". "Non c’era modo di convincerlo". "E allora?". "E allora gliel’ho data"».

Non importa chi sei, ma chi conosci, si filosofeggia dai blog studenteschi. Servirebbe un antivirus alla cultura della convenienza, «perché se non ricostruiamo una società fondata sui doveri reciproci non sapremo nemmeno più godere dei nostri diritti », spiega Viroli. Servirebbe qualche gesto di coraggio in un Paese ricattato dall’egoismo e dalle cricche. «Cominciamo a difendere i Nessuno mettendo qualche sassolino nelle scarpe dei grandi — dice don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus — e facciamo qualcosa per le vite di scarto, magari scuole per i bocciati da questo sistema poco umano, come don Milani a Barbiana». Esempi, responsabilità, impegno, pulizia morale: l’unico parametro legalmente riconosciuto non può essere quello del denaro, scrivono in tanti. Poi un cittadino indignato lascia cadere una domanda. «Chi è arrivato in alto con gli intrallazzi, può avere soprassalti morali?». Noi, come le formichine della Ortese, dobbiamo sperare. Ma è legittimo dubitare.
Tratto da "Corriere.it" del 18 luglio2010 di Giangiacomo Schiavi

MAFIA, IN SICILIA PERCORSO DI RESPONSABILITA’ E INFORMAZIONE

La Filca Cisl, il Siulp e la Cisl, con Domenico Pesenti, Felice Romano e Raffaele Bonanni in testa contro la mafia, con un progetto che si fa anche percorso di responsabilità. Dal 18 al 23 luglio in Sicilia, con Maurizio Bernava, Santino Barbera, Liliana Ocmin, Renzo Zavattari, Silvio Baita, Salvatore Scelfo, Gigi Petteni, Fulvio Gervasoni, Roberta Villa e i segretari generali dei territori lombardi con i colleghi e cofondatori del progetto del Siulp guidati da Felice Romano, Vincenzo Italiano e Vittorio Costantini per ricordare ed essere responsabili dei grandi passi contro la mafia.

Con oltre cento anni di storia criminale e a meno di cento passi dal Duomo di Milano Cosa Nostra sta cambiando pelle, alleandosi stabilmente con le altre organizzazioni, ‘ndrangheta in testa. Come sottolinea il responsabile politico del laboratorio e del percorso in Sicilia, Battista Villa, regionale della Filca lombarda, occorre collezionare e unire tutti i frammenti della società migliore per sconfiggere la malapianta, in un pool sociale antimafia.

La mafia è il problema nazionale, causa di arretratezza e di gran parte dell’instabilità politica. Da tempo ormai le cosche sono radicate anche al nord, in Lombardia in particolar modo sono operose e pericolose, come la grande operazione antimafia di questi giorni evidenzia. Per rendersi conto del fenomeno basta guardare i rapporti sulle ecomafie e le relazioni della Commissione Antimafia nazionale e notare le cifre: ad esempio 43 miliioni di euro l’anno soltanto a Milano, soltanto dallo spaccio di coca e soltanto a beneficio esclusivo della n’drangheta. Nel triangolo delle n’drine tra Buccinasco, Corsico e Pero le famiglie calabresi hanno organizzato un sistema di eccellenza criminale, quasi interamente dedicato al ricliclaggio nell’edilizia, movimento terra, e nel commercio, centri commerciali soprattutto. Mentre i siciliani della “stidda” oltre la storica Cosa Nostra, imperano nell’economia nera da oltre quarant’anni: Provenzano e Riina già dagli anni Sessanta erano correntisti di banche d’affari milanesi e Ambrosoli è stato ucciso nel 1979 su loro mandato e per intercessione di Michele Sindona, rais dell’economia rampante e del mattone. A Lonate Pozzolo e a Busto Arsizio, in provincia di Varese, il territorio degli “stiddari” Rinzivillo con le loro imprese edili impegnate anche nella ricostruzione dell’Abruzzo post terremoto. E così via ad aumentare.

Per evitare di scivolare nel qualunquismo imperdonabile dell’ignoranza, per difendere le imprese perbene, e sopratutto per salvare il lavoro per i lavoratori onesti, la Cisl, la Filca e il Siulp si sono uniti in un programma unico di lotta alla mafia in tempo per la prossima Expo del 2015 a Milano. L’edilizia scoprendo di essere vittima della crisi come altri settori industriali, oggi rischia di essere definitivamente vittima del potere criminale, forte di una grandissima liquidità per investire e acquisire.

Il Progetto San Francesco vuole essere un contributo alla lotta alla mafia, attivando la condivisione necessaria di ogni informazione disponibile e in base alle specifiche competenze e ruoli, verso la costituzione di un pool sociale antimafia operativo. Il Progetto San Francesco, negli ottocento anni della Regola di Assisi, nato con la sigla tra le Federazioni della Sicilia e della Lombardia lo scorso 22 gennaio, è rivolto ai lavoratori dell’edilizia e degli altri settori produttivi, ai poliziotti e chiede la cooperazione delle università e il sostegno delle Istituzioni e della magistratura.

Adesso, dal 18 al 23 luglio, a Palermo e a Petralia – in memoria di Epifanio Li Puma, primo sindacalista cattolico ucciso una settimana prima di Placido Rizzotto – una serie di approfondimenti sulla storia della mafia e della lotta alla mafia, partendo dal valore delle azioni, dei percorsi, delle prassi, dei grandi uomini di Stato, per rafforzare l’aspetto pratico, progettuale, territorriale. In Lombardia e in Sicilia, insieme. La prossima tappa, ormai ufficiale, l’apertura del Centro d’Alta Formazione contro la mafia in una villa confiscata alla n’drangheta, a Cermenate: prima volta in assoluto che un network di sindacati, di università e di associazioni apre una scuola popolare aperta a tutti, dall’operaio al ricercatore. Tutto questo nella convinzione che la mafia è vincibile, e nella certezza che per vincere occorre stracciare le proprie paure e pregiudizi.

Il 22 luglio la data simbolica, nella quale Raffaele Bonanni, Domenico Pesenti e Felice Romano, nella stessa sala del Palazzo dei Normanni dove Piersanti Mattarella presentava il suo programma politico contro la mafia negli appalti, firmeranno la lettera di intenti, per dare l’avvio nazionale al Progetto San Francesco contro la mafia”.

sabato 19 giugno 2010

INDENNITA' disoccupazione, da Inps via a nuove regole

L'Inps in un'apposita circolare ha dato pieno recepimento a quella parte delle norme che, in via sperimentale per il 2010, stabilisce come,ai fini del perfezionamento del requisito contributivo per l'indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali, si computano anche i periodi svolti nel biennio precedente in via esclusiva sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, nella misura massima di tredici settimane.A livello tecnico, l'Inps ha precisato l'operatività dell'articolato stabilendo in particolare che "l'assicurato che presenta domanda di disoccupazione ordinaria non agricola a requisiti normali, per accedere alla prestazione, deve far valere almeno un anno di contribuzione ovvero 52 contributi settimanali che si collocano, anche non continuativamente, nel biennio precedente l'inizio del periodo di mancanza di lavoro". I contributi settimanali validi per il raggiungimento del requisito contributivo sono: - i contributi da lavoro dipendente accreditati/dovuti nel biennio antecedente alla cessazione/sospensione del rapporto di lavoro che determina la domanda di prestazione; - per le indennità relative a cessazioni del rapporto di lavoro intervenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2010, in via sperimentale, anche i contributi accreditati nel medesimo biennio per la iscrizione, in via esclusiva, alla Gestione separata relativi a periodi svolti sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, nella misura massima di tredici settimane. La norma limita espressamente la sperimentazione annuale al perfezionamento del solo requisito contributivo.

Per quanto riguarda la verifica del requisito assicurativo, continuano ad applicarsi le disposizioni in vigore. Pertanto, secondo le indicazioni dei tecnici dell'Inps, per tutti i richiedenti - anche quelli che, beneficiando della sperimentazione in esame, facciano valere ai fini del requisito contributivo periodi da parasubordinati - è necessario verificare la sussistenza di un contributo contro la disoccupazione involontaria almeno due anni prima dell'inizio del periodo di mancanza di lavoro. Quanto alla misura della prestazione, la base di calcolo è costituita dalla retribuzione relativa all'ultimo trimestre di lavoro dipendente.

martedì 15 giugno 2010

martedì 8 giugno 2010

DOCUMENTO ESECUTIVO FIM CISL SONDRIO SU MANOVRA

L'esecutivo fim cisl di Sondrio valuta la manovra messa in atto dal governo come un intervento volto a colmare il deficit e risanare i conti pubblici senza però mettere in campo elementi strutturali di rilancio della nostra economia che diano stimoli al rilancio delle aziende sostenendo gli investimenti e incentivando la produttività, ed interventi che guardino ai lavoratori dipendenti per fronteggiare la sofferenza economica di tante famiglie.

La crisi industriale infatti, dove non ha portato disoccupazione e cassa integrazione ha visto la cancellazione o il ridimensionamento degli elementi variabili frutto della contrattazione aziendale che emergono in maniera drammatica dal confronto dei redditi degli ultimi due anni: in questa direzione è sicuramente un elemento importante il prosieguo della detassazione di secondo livello di cui auspichiamo una sua strutturazione magari a livello territoriale.

La decurtazione importante alle regioni e agli enti locali inoltre porterà un aumento dei costi dei servizi se non addirittura alla loro soppressione con la conseguenti aumento delle spese per i cittadini e pesanti ripercussioni nelle politiche di welfare locali: inoltre le minori entrate rischiano di mettere in difficoltà anche la politica federalista del lavoro di estrema attualità all'interno della cisl lombardia dove il pioneristico progetto di contrattazione regionale si troverà a far i conti con la diminuzione delle risorse.

Il contenimento dei costi della politica appare indispensabile ma anche assolutamente insufficiente e più “di facciata”, inoltre lo snellimento delle strutture burocratiche e degli enti non può avere come unico principio l'accorpamento indiscriminato senza considerare la virtuosità,la specificità e la garanzia di pluralità.

Lo slittamento delle finestre per le pensioni di anzianità discrimina fortemente chi ha dedicato la propria vita al lavoro provocando di fatto un allungamento della vita lavorativa senza benefici pensionistici; intollerabile il coinvolgimento delle mobilità stipulate da accordi sindacali per la retroattività e la limitazione nella quantità.

I nuovi strumenti per contrastare l'evasione ( redditometro, tracciabilità elettronica, limitazione del contante)e l'elusione ( controlli sulle società apri e chiudi o perennemente in perdita) sono sicuramente apprezzabili ma dovranno dimostrare nella pratica la loro efficacia.

Il blocco degli stipendi del settore pubblico è preoccupante ed è l'emblema dell'incapacità dello stato di riorganizzare seriamente il settore preferendo le scorciatoie giustificate dall'urgenza ad un serio intervento che punti a tagliare gli sprechi ed incrementare l'efficienza degli apparati senza mortificarne le prestazioni.

La manovra evidenzia una filosofia di fondo controversa e schizzofrenica: da una parte inasprisce la lotta all'evasione dall'altra mette in campo l'ennesimo condono sui fabbricati; non colpisce le cosiddette pensioni d'oro e chiede un iniquo contributo alle vere fasce deboli della nostra società (innalzamento percentuale di invalidità).

Una sentita discussione è stata intavolata sulla necessità di un cambio di mentalità generale perchè ciascuno si senta coinvolto come cittadino in primis nel rispetto della legalità ( fatturazione, lavoro nero, secondo lavoro) puntando su quella responsabilità al bene comune sempre più dimenticata; in questo senso il sindacato ha il compito importante di testimoniare sui luoghi di lavoro una cultura di partecipazione solidaristica attingendo ai valori fondanti che l'hanno sempre contraddistinta.

A livello locale con la partenza del dipartimento industria ci si aspetta un cambio di marcia dell'incisività della cisl sondrio con le istituzioni locali per inchiodarle alle proprie responsabilità rispetto al tema del federalismo nel mondo lavoro: la politica non può fermarsi a vuoti proclami di enfatizzazione del territorio senza poi dimostrare concretamente la tutela dell'occupazione, il mantenimento e lo sviluppo delle attività produttive, anche attraverso la ricerca di sinergie più completa possibile coinvolgendo tutti gli attori per dare alla nostra provincia un indirizzo di politica industriale chiaro e condiviso.

lunedì 7 giugno 2010

UNA PICCOLA TASSA SULLE SPECULAZIONI...UNA GRANDE RISORSA PER TUTTI


La tassa sulle transazioni finanziarie è un'imposta molto ridotta (tipicamente lo 0,05%) su ogni operazione finanziaria, ovvero l'acquisto e la vendita di azioni, obbligazioni, valute, o strumenti più complicati quali i derivati.

Il tasso così piccolo non avrebbe conseguenze negative per l'economia reale e per i risparmiatori che investono sui mercati con un'ottica di lungo periodo. Al contrario, gli speculatori, che realizzano centinaia o migliaia di operazioni quotidiane per guadagnare su piccole oscillazioni dei prezzi, dovrebbero pagare la tassa su ogni transazione. Questo significa che la tassa è una misura estremamente mirata ed efficace contro la speculazione.

Ai Capi di Stato e di governo del G20

Al Ministro italiano dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti,

il settore finanziario ha causato l’attuale crisi finanziaria di dimensione storica. La crescita esponenziale di un settore finanziario con obiettivi di guadagni speculativi a breve termine ha creato “un’economia casinò”. Con l’esplosione della recente bolla, milioni di donne e di uomini hanno perso il proprio lavoro. In tutto il mondo tantissime persone sono state spinte sulla soglia della povertà e cento milioni di persone in più oggi soffrono la fame.

Avete messo a disposizione centinaia di miliardi di dollari per salvare le banche e il sistema finanziario. Dall’altra parte, non state affrontando le crisi sociali e ambientali con l’urgenza politica e le risorse finanziarie che sarebbero necessarie.

Le imprese finanziarie per decenni hanno tratto beneficio dall’assenza di una regolamentazione significativa e sono in gran parte responsabili della crisi. Credo sia ora che anche loro paghino la giusta parte dei costi della ripresa. Una tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe lo strumento più efficace per assicurarlo. Permetterebbe di: - generare i fondi necessari a pagare i costi sociali della crisi, a finanziarie i beni pubblici quali la sanità, a combattere la povertà e i cambiamenti climatici. - contribuire a una maggiore stabilità del sistema finanziario, riducendo la speculazione e l’eccessiva liquidità. Le solite ricette non sono più delle opzioni accettabili. Vi esorto a decidere al vostro prossimo incontro a Toronto, Canada (26 e 27 giugno 2010), l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Fate seguire un’azione concreta alle vostre parole.

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE!

venerdì 4 giugno 2010

FIRMATO IL NUOVO CONTRATTO METALMECCANICO UNIONMECCANICA

Roma, 4 giu. (Adnkronos) - ''E' stato firmato questa notte da
Fim e Uilm e Unionmeccanica - Confapi il nuovo contratto nazionale di
lavoro per i lavoratori dipendenti dalle piccole e medie aziende
metalmeccaniche. Il precedente era scaduto il 31-1-2010. L'aumento
salariale medio al V livello a regime sara' di 122 euro, con la
seguente distribuzione: dal 1 giugno 2010 29 euro, dal 1 marzo 2011 40
euro, dal 1 marzo 2012 42 euro, dal 1 febbraio 2013 11 euro''. E'
quanto si legge in una nota della Fim Cisl.

''Il nuovo contratto decorre dal 1 giugno 2010 e scadra' il 31
maggio 2013. Per i mesi che vanno dal 1° febbraio 2010 al 31 maggio
2010 sono stati definiti gli arretrati pari al valore della prima
tranche (29 euro al quinto livello) moltiplicata per i 4 mesi. Gli
arretrati saranno erogati in due soluzioni: per il quinto livello, 58
euro a giugno e 58 euro a settembre 2010'', continua la nota
sindacale.

''E' prevista inoltre la definizione delle linee guida per la
contrattazione di secondo livello, e, a titolo sperimentale, la
possibilita' di effettuare la contrattazione territoriale, essa sara'
alternativa e non sovrapponibile a quella aziendale: la singola
azienda potra' decidere se effettuare la contrattazione aziendale o
aderire agli accordi territoriali. Le aziende che non aderiscono ne'
all'una ne' all'altra dovranno applicare l'elemento perequativo
(l'istituto riservato a chi non beneficia della contrattazione
aziendale o territoriale) che viene aumentato di 195 euro dal 1
gennaio 2011 assumendo il valore complessivo di 455 euro'', continua
la Fim Cisl. 'Sono state introdotte nuove regole e nuovi
diritti per i contratti a tempo determinato, la cui durata, anche non
consecutiva, viene computata per la maturazione di alcuni istituti
contrattuali legati all'anzianita' aziendale, e per i contratti a
part-time, con la regolamentazione delle clausole elastiche e
flessibili e delle relative tutele e indennita'.Dal 1 gennaio 2013 e'
previsto l'aumento della quota a carico delle aziende per Fondapi;
dall'1,2% si passa al 1,6% a condizione che il lavoratore versi un
contributo di analogo valore'', continua la nota di Fim Cisl.

''E' previsto inoltre un contributo di 2 euro mensili a carico
delle aziende per ogni lavoratore in forza, per il finanziamento, a
partire dal mese di gennaio 2011, di un nuovo istituto di welfare
integrativo a gestione bilaterale a favore dei lavoratori. Una
commissione individuera' e regolamentera' tale istituto e ne definira'
il funzionamento. Sono state aggiornate le norme relative alla tutela
della salute, della sicurezza e dell'ambiente.Si e' convenuto
sull'utilizzo dei fondi interprofessionali per l'insegnamento della
lingua italiana ai lavoratori stranieri e per la traduzione nelle
lingue piu' conosciute di materiali informativi relativi alle norme di
legge e di contratto.Per i lavoratori studenti e' previsto un
incremento di 40 ore annue di permesso retribuito per chi frequenta
l'ultimo triennio di scuola media superiore qualora il corso di studio
sia attinente all'attivita' lavorativa svolta'', continua la nota.

Anna Trovo', segretaria nazionale della Fim Cisl, al termine
della trattativa ha espresso ''forte soddisfazione per il
conseguimento di un risultato che da', finalmente, risposte ai
lavoratori delle piccole e medie imprese metalmeccaniche,
migliorandone le condizioni economiche e normative, e innovando e
potenziando gli strumenti per la diffusione della contrattazione di
secondo livello in un momento di oggettiva difficolta' per i
lavoratori e per le imprese''.

martedì 1 giugno 2010

RINNOVO DEL CCNL UNIONMECCANICA CONFAPI

NUOVA SESSIONE DI TRATTATIVA, SI VA VERSO L’ACCORDO DI RINNOVO

Si è tenuto il giorno 21 maggio un nuovo incontro per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro per i lavoratori delle piccole e medie industrie metalmeccaniche.
La riunione, che seguiva verifiche interne agli Organi Statutari della Unionmecca per il conferimento dei mandati, si è svolta tra FIM CISL e UILM UIL con Unionmeccanica Confapi, mente la FIOM CGIL ha partecipato alla riunione come “osservatore”.
Il confronto è stato dedicato all’approfondimento di tutte le tematiche aperte, ne riportiamo di seguito una sintesi
Welfare contrattato e bilateralità
E’ stata confermata da Unionmeccanica la disponibilità ad incrementare la contribuzione del datore di lavoro al fondo di previdenza complementare Fondapi ed espressa la disponibilità a definire valore e decorrenza della contribuzione destinata a un nuovo istituto di welfare integrativo con finalità assistenziale e gestione bilaterale, mentre viene negata la possibilità di andare ad istituire un fondo sanitario integrativo di categoria
Contrattazione di secondo livello
E’ stato condiviso l’impegno a definire “linee guida per la contrattazione del premio di risultato” considerate utili per la estensione della contrattazione aziendale; inoltre è stata formalizzata da Unionmeccanica la disponibilità di avviare una fase di sperimentazione della “contrattazione territoriale” non sostitutiva ma altrernativa a quella aziendale, che verrebbe applicata dalle aziende che riterranno interessante aderire agli accordi che verranno definiti nei vari territori .
Salario
Si è concordato che l’aumento dei minimi tabellari venga calcolato prendendo a riferimento l’ indice IPCA calclato dall’ ISAE e il valore punto definito nel CCNL vigente; Unionmeccanica insiste su una distribuzione delle tranches che tenga conto della difficoltà in cui si trova il settore.
Per quanto riguarda il periodo trascorso dalla scadenza del CCNL ( 31 gennaio 2010) in assenza di rinnovo è stata confermata la disponibilità alla copertura economica del periodo di vacanza.
Per eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista dall’ISAE e quella consuntivata, si è convenuto sulla necessità di individuare nell’accordo il momento idoneo per la verifica e l’eventuale recupero del differenziale, come previsto dall’ accordo confederale del 22 gennaio 2009.
Non c’è invece disponibilità a rivedere il testo contrattuale in materia di non assorbibilità degli aumenti, materia già affrontata e definita nel CCNL del 2008.
Elemento perequativo
Unionmeccanica ribadisce che la richiesta di FIM e UILM di incrementare di 390 € l’ istituto è eccessiva e chiede un suo ridimensionamento, in presenza di ciò la richiesta diverrebbe recepibile.
Formazione scolastica e linguistica
Alla insistenza della delegazione FIM UILM per il miglioramento delle agibilità del lavoratore studente Unionmeccanica è tornata ad opporre la propria richiesta di rivedere i permessi a disposizione degli studenti universitari; ciò per noi non è all’ ordine del giorno mentre abbiamo confermato la necessità di migliorare i permessi retribuiti per gli studenti di scuola media superiore e invitato la controparte a una proposta in merito.
Quanto alla formazione linguistica dei lavoratori stranieri e alla traduzione nelle lingue più parlate delle normative contrattuali verrà formulata una proposta.

Ai temi qui elencati si aggiungono le proposte scritte già consegnate in tema di part time contratto a tempo determinato salute e sicurezza sulle quali era già stato da noi espresso un parere positivo di massima.
Nella fase conclusiva della riunione abbiamo condiviso che la trattativa possa entrare nella sua fase conclusiva con la predisposizione di testi che contengano proposte scritte su tutti i temi.
In questo senso il confronto è stato aggiornato presso l’API Nazionale a Roma per giovedi 3 giugno alle ore 14 con la possibilità di proseguire venerdi 4.

Questo incontro si terrà in forma plenaria, alla presenza del Presidente di Unionmeccanica e delle delegazioni sia imprenditoriale che sindacale.

venerdì 21 maggio 2010

Statuto dei lavoratori, Fim Lombardia: nuove tutele perché sia “vitale”

Lo Statuto dei lavoratori compie quarant'anni. E non c'è nulla da smontare. Tutt'altro: i giovani, le donne, gli immigrati e i lavoratori delle piccole aziende chiedono invece maggiore protezione contro la crisi e la disoccupazione, contro le discriminazioni, per l'integrazione. "Chiedono etica e responsabilità all'impresa e alla società, per assicurare un futuro meno incerto e di maggiore speranza alla nostra comunità", ha sottolineato Nicola Alberta, segretario generale della Fim Cisl Lombardia, nel corso del convegno sullo Statuto, tenutosi questa mattina a Milano. Un appuntamento importante per discutere di estensione e di aggiornamento delle tutele, insieme al giuslavorista Mario Napoli e al sociologo GianPrimo Cella, e dirigenti sindacali come Alberto Tridente, già segretario della Fim e della Flm, Piero Ragazzini, della segreteria della Cisl nazionale, e Andrea Bellisai, segretario generale Fim Milano. "Occorre ripropone l'esigenza di riconoscimento dei diritti e delle tutele ai contratti temporanei, agli atipici, alle diverse forme di collaborazione - ha aggiunto -. Statuto "di tutti i lavoratori" quindi, perché parliamo di persone e soggettività, che reclamano giustamente di partecipare alla costruzione del nostro modello sociale". Lo Statuto ha reso effettivi i principi etici e costituzionali della dignità e libertà delle persone, ha contribuito a modellarne lo sviluppo in questi 40 anni e a rendere più giusta la nostra società. La Fim lombarda sollecita a proseguire il cammino e inventare come sindacato le tutele necessarie per i lavoratori nella nuova organizzazione produttiva e sociale, facendo rivivere i "principi" sempre freschi e vitali dello Statuto.

La lettera di Maria Luisa Busi

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".
"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".
"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.
E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale".
"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".
"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".
"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica".

mercoledì 19 maggio 2010

Crisi industria, Cisl: a rischio 200mila occupati

In quasi due anni la crisi economica ha "macinato" 350 mila posti di lavoro nell'industria, ma potrebbe non essere finita qui: a forte rischio ce ne sono altri 150-200 mila. Sono le cifre che emergono dal settimo "Rapporto Industria" della Cisl. Il riepilogo di 23 mesi passati sotto il segno della crisi, dall'aprile del 2008 al febbraio del 2010, vede cadere del 7% l'occupazione industriale manifatturiera, per un totale di 350mila posti bruciati, di cui 270 mila solo nel 2009. Ma le aziende in difficoltà sono ancora molte e tanti altri posti potrebbero saltare. Infatti, si legge nello studio, "considerando a zero ore i lavoratori attualmente in cassa integrazione e tenendo anche conto delle ore effettivamente utilizzate dalle imprese rispetto a quelle richieste, l'indicazione standard di occupati a rischio è pari a 308.715". Se, però, fa notare il sindacato, si mettono in conto tutti i lavoratori effettivamente coinvolti allora il numero quasi raddoppia: secondo una stima approssimativa si tratta di circa 600mila persone, visto che sono diffuse le pratiche di rotazione e di casse che riguardano solo una parte dei lavoratori. "Dall'inizio della crisi ad oggi, il sistema manifatturiero italiano ha toccato ilo fondo a marzo 2009, per cominciare poi, dalla scorsa estate, a risalire con oscillante lentezza - spiega il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra -. Il ritmo incerto della ripresa fa ritenere impensabile un rapido riassorbimento". "E' in atto un'emergenza occupazionale - aggiunge - che va messa a fuoco, affrontata e gestita con gli strumenti più adatti". Tra le proposte della Cisl la necessità di pensare a "un nuovo Progetto Italia", che coinvolga le parti sociali, il governo nazionale e i governi territoriali, i centri di ricerca e innovazione, comprese le università.

martedì 18 maggio 2010

Certificazione Malattia e trasmissione telematica.

Dopo un lungo percorso il Legislatore ha disposto il collegamento in rete dei medici curanti nonché la trasmissione telematica delle certificazioni all'I.N.P.S., per i lavoratori del settore privato.

FINO AD OGGI
Se eri costretto ad assentarti dal lavoro per cause di malattia o infortunio non sul lavoro, dovevi rivolgerti al tuo medico, il quale rilasciava il certificato attestante la diagnosi della malattia (tipo di infermità) e la prognosi (presunta durata dell’infermità), in altre parole il periodo di assenza dal lavoro.
Il certificato era in duplice copia, una indicante la prognosi e la diagnosi per l'INPS,
l'altro con la sola prognosi per l'azienda.
La procedura normativa e di contratto prevedeva per il lavoratore quanto segue:
a)avvisare l'Azienda, anche telefonicamente, entro il 1° giorno di assenza;
b)inviare il certificato entro il 2° giorno all'Azienda e all'INPS.

DA OGGI COSA CAMBIA
1) Devi avvisare l'Azienda, anche telefonicamente entro il 1° giorno, di assenza (come prima);
2) A partire dal 3 aprile 2010, data di entrata in vigore della nuova normativa, i medici del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) devono a trasmettere “ON-LINE” all'INPS, per il tramite del SAC (Sistema di Accoglienza Centrale), il certificato di malattia del lavoratore e rilasciare all'interessato copia dell’attestato di malattia per il datore di lavoro (privo di diagnosi da inviare entro il 2° giorno all’azienda) e copia del certificato (con diagnosi) per il lavoratore;
3)L'INPS mette a disposizione sul proprio sito internet www.inps.it funzioni di consultazione: per i lavoratori previa identificazione con PIN (elenco intero dei certificati) o con codice fiscale e numero di certificato (per il singolo attestato) e per i datori di lavoro con procedure specifiche;
4) E' consigliabile al lavoratore di recarsi dal medico curante con documenti di riconoscimento (carta identità, codice fiscale...).

Queste nuove disposizioni sono entrate in vigore
dal 3 aprile, ma per un periodo transitorio di 3 mesi i medici possono ancora rilasciare il certificato cartaceo e quindi, durante questo periodo, il lavoratore dovrà continuare a trasmettere la certificazione anche all’INPS.

Il mercato cambia l’anima (o la vende)

A colloquio con Luigino Bruni, economista politico

«Negli ultimi due secoli ha raggiunto risultati economici, tecnologici, e civili straordinari, ma oggi è divenuto obsoleto». Parliamo di capitalismo e delle sue sorti presenti e future con Luigino Bruni, docente di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca. Infatti, nel passato ci ha reso individui più liberi e uguali tra di noi ma non fa più aumentare il benessere delle persone con l’incremento della produzione di merci: dove il «bene scarso» segna il rapporto con gli altri e l’ambiente, il dio delle merci non merita più alcun culto e incrina la comunità. Il rapporto tra il capitalismo e l’etica percorre il coraggioso saggio L’ethos del mercato di Bruni (Bruno Mondadori ed.).

Il capitalismo - lei dice - ci ha resi più liberi e uguali. Che significa?
«Basta pensare alla civiltà medievale per rendersi conto delle diversità (e quindi delle ineguaglianze) nelle aspettative di vita del figlio di un servo della gleba rispetto al figlio di un feudatario. In tali aspettative non erano uguali fra di loro. Questo avveniva in una società feudale, con un livello di civiltà molto basso, nel quale i rapporti fra le persone erano “rapporti di potere”. Anche il mercato, insieme alla politica, alla cultura…».

Il capitalismo ha cambiato tutto questo.
«
Quella forma di mercato che è il capitalismo negli ultimi due secoli ha raggiunto risultati economici, tecnologici e civili straordinari svolgendo un’importante funzione nella trasformazione da una società feudale, gerarchica e ineguale appunto in una composta di individui più liberi e più uguali tra di loro».

La sua più grande invenzione?
«
L’aver puntato sull’inclusione di milioni di persone che prima erano esclusi, giocando sui loro desideri e voglia di crescere: quando un contadino, figlio di contadini, compra una Mercedes, si sente, e in un certo senso vero è, come il figlio del nobile e del banchiere. È su questa voglia di crescere e di libertà che il capitalismo è riuscito a portare nell’“arena civile” quel 90% di popolazione che nell’Ancien Régime era fuori. E quando oggi vediamo lo sviluppo di India e Cina - e domani dell’Africa -, il mercato continua a svolgere questa funzione civilizzatrice e inclusiva, perché consente a miliardi di esclusi di essere protagonisti e dà la speranza che i figli saranno meglio di loro».

Eppure oggi il capitalismo è «obsoleto», lei sostiene. Proprio come accade con una tecnologia?
«
Il capitalismo è diventato obsoleto perché, pur tenendo conto di “libertà” e “uguaglianza”, si è dimenticato della “fraternità” e senza fraternità la vita, individuale e sociale, non fiorisce. Inoltre - mentre fino a qualche decennio fa aumentare la produzione di merci significava aumentare il benessere delle persone - oggi in un mondo dove vige il “bene scarso”, un sistema basato su merci e PIL è non sbagliato, ma obsoleto».

Quali sono i segnali di questa crisi? In primo luogo, nel rapporto con il mondo esterno, con l’ambiente
«
Sono sotto gli occhi di tutti: dal terrorismo, all’ambiente, dalla finanza all’energia. Non possiamo limitarci ad analizzare la crisi finanziaria senza leggerla insieme alle “altre crisi”: il mondo fa fatica a stare insieme nella globalizzazione, dà segni di cedimento perché stiamo consumando più di quelle che sono le nostre possibilità (di reddito, relazionali, spirituali...). Non c’è solo una sostenibilità ambientale nella nostra civiltà, c’è anche, e soprattutto, una sostenibilità relazionale e spirituale. Questa economia e questa società di mercato stanno esaurendo la loro forza di cambiamento sociale e di incivilimento, perché stiamo pagando le conquiste sul terreno della libertà individuale con la moneta dell’am - biente e delle relazioni sociali».

Già, nelle nostre relazioni con gli altri?
«
L’economia di mercato ha determinato un cambiamento nelle relazioni umane diventando un ethos, uno stile di vita che informa di sé la vita in comune. Il mercato nasce da (e sviluppa) un suo umanesimo: la promessa di relazioni interumane senza la ferita dell’altro. La storia delle culture è storia dei tentativi di liberare gli uomini dalla vulnerabilità associata alla presenza dell’altro uguale a sé e libero. Essa è un racconto delle strade tentate per sciogliere la tensione paradossale tra il desiderio invincibile che ci spinge verso gli altri in cerca di comunità e il bisogno di affrancarci dai legami profondi che ogni comunità crea».

Dobbiamo andare, allora, oltre l’economia di mercato. Che significa? A chi compete questo compito?
«
La grande operazione che ci attende è andare oltre questa economia di mercato senza rinunciare alle conquiste di civiltà che questo sistema economico e sociale ha consentito di raggiungere; trovare relazioni interpersonali che ci tolgano dall’immunitas solitaria che domina le nostre città senza precipitare in forme di comunitarismo, spesso illiberale, nostalgiche di comunità antiche, rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare. Un compito che spetta a tutti ma, se vogliamo trovare un soggetto forse più propenso ad accogliere un cambiamento simile, possiamo pensare alla società civile».

di Gino Dato
pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno il 3/05/2010

lunedì 17 maggio 2010

RINNOVO DEL CCNL UNIONMECCANICA CONFAPI. IL NEGOZIATO PROSEGUE

Si è tenuto il giorno 11 maggio un ennesimo incontro per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro per i lavoratori delle piccole e medie industrie metalmeccaniche.
La trattativa si è svolta tra FIM CISL e UILM UIL con Unionmeccanica Confapi, la FIOM CGIL ha partecipato alla riunione come “osservatore”.
In apertura della riunione FIM e UILM hanno dato positivo riscontro circa i testi ricevuti il 30 aprile in materia di contratto a termine, part time, ambiente e sicurezza e, avendo fatto un attento esame delle proposte, sono state richieste alcune modifiche che rendano coerenti le disposizioni legislative sui part-time di cura e per malattia con la nuova normativa contrattuale.
Il confronto a seguire si è sviluppato sui temi politicamente più difficili e ancora irrisolti: welfare contrattato, bilateralità, estensione della contrattazione di secondo livello.
Per la FIM il rinnovo del Contratto, in coerenza con quanto stabilito dagli accordi confederali sulla materia, deve prevedere modalità e strumenti per estendere la contrattazione di secondo livello nelle piccole imprese e migliorare il welfare integrativo contrattato potenziando gli esistenti organismi paritetici e bilaterali già esistenti anche andando ad istituirne nuovi per dare tutele aggiuntive ai lavoratori.
Sulla base di questi chiari obiettivi il confronto può definire soluzioni differenti, ma è necessario che su questi temi vengano individuate soluzioni che offrano opportunità e risposte precise ai lavoratori, in tempi rapidi.
Quanto alla diffusione del secondo livello di contrattazione, il livello territoriale risulta essere, per la FIM, quello più capace di rispondere all’ obiettivo pertanto tra le diverse soluzioni è certamente preferibile che questa sia compresa.
Per il welfare integrativo e la sua gestione bilaterale, rispettando il principio della parità di costi tra i contratti del settore metalmeccanico, per la FIM è possibile trovare soluzioni diverse per il contratto della piccola impresa che trovino il consenso delle parti e risultino più interessanti per i lavoratori che operano in realtà nelle quali, anche in presenza di contrattazione aziendale, è più difficile avere la dimensione minima utile per costruire forme di welfare integrativo, per esempio in ambito sanitario.
Sono infine stati affrontati i temi dell’ elemento perequativo, per il quale FIM e UILM hanno avanzato una richiesta di rivalutazione che Unionmeccanica definisce “pesante”, e le nostre richieste in materia di formazione scolastica e linguistica sulle quali verrà nel prossimo incontro formulata una proposta.
Il negoziato è stato quindi sospeso per consentire alla delegazione imprenditoriale l’approfondimento del confronto interno ed è’ stato programmato, nell’ intento di fare avanzare la trattativa, un nuovo incontro per venerdì 21 maggio presso l’ API Nazionale a Roma.

Terra Futura. Dalle buone pratiche l'ombrello alle speculazioni


Per salvare la Grecia dal rischio default, i paesi della Ue hanno messo a disposizione 750 miliardi di euro. Per il raggiungimento (al momento mancati) degli Obiettivi del Millennio servono, invece, poco più di 10 miliardi. Da un lato, le distorsioni dei mercati finanziari sono alla base della grande crisi che stiamo vivendo; dall'altro, la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie (la famosa Tobin Tax) è stata per anni snobbata mentre oggi viene da molti riabilitata. Questioni di punti di vista, di ottica e di impostazione. Il mercato da solo "non si autoregola ma distrugge le economie". Un europeo consuma la metà di uno statunitense; un cinese un sesto e un indiano un ventiduesimo. Che succederà se gli standard tendessero a uniformarsi? Un disastro. Le risorse del Pianeta non sono sufficienti; la sostenibilità del modello su scala economica è impensabile. Ripensare il modello di sviluppo è una necessità ineluttabile. Sindacati, organizzazioni sociali, imprenditori e amministratori del territorio hanno formato un cartello che spinge per promuovere le buone pratiche di sviluppo legato alla legalità, di produzione legata alla sostenibilità, di consumi legati al basso impatto ambientale. Tutto questo (e soprattutto su come farlo) è alla base della settima edizione di Terra Futura (Firenze, 28-30 maggio) che è stata presentata ieri a Roma da promotori, organizzatori e sostenitori. Un cartello infinito di sigle che attraversa tutto il mondo sociale e produttivo. Anche la Cisl è presente in prima linea perché, come ha detto il segretario nazionale della Fiba, Giacinto Palladino, "questa iniziativa rappresenta il luogo delle alleanze per un nuovo modello di sviluppo sostenibile e a basso impatto fondato sul lavoro e sulla comunità". Sette anni fa queste idee era giudicate inaffidabili e visionarie. "Oggi sono imprenscindibili", spiega Ugo Biggeri della Fondazione Responsabilità etica. Rappresentano, in sostanza, un ombrello contro gli effetti di speculazioni e un liberismo che bruciano risorse senza creare ricchezza.
di Andrea Benvenuti

venerdì 14 maggio 2010

La PACE in diretta

Da oggi, giovedì 13 maggio, fino a domenica 16 maggio, Perugia diventerà punto d’incontro e di riferimento di tutte quelle persone che credono in un’altra cultura e in un’Italia migliore. Nello specifico il 13 maggio ci sarà il “Meeting dei giovani”, il 14 e 15 si svolgerà il “Forum della Pace” e il 16 prenderà il via la Marcia per la Pace Perugia – Assisi.

Tutti questi appuntamenti saranno seguiti da diverse testate: il 16 maggio dalle 8:00 alle 17 in diretta su Rainews24, dalle 9 alle 10 e dalle 12:30 alle 13.30 su Raitre. Su Radio Articolo 1 il 14 pomeriggio 15:00 alle 15:30, domenica diretta della marcia dalle 9:00 alle 13:00. Radio Popolare diretta il 15 maggio dalle 9:30 alle 10:30 e domenica dalle 12:00 alle 12:30.

Inoltre ogni giorno diretta radiofonica con Caterpillar su Radio 2 e il 16 maggio dalla Piazza della Basilica di San Francesco in Assisi diretta streaming sul sito della Rivista San Francesco Patrono d’Italia www.sanfrancescopatronoditalia.it.

Ma non finisce qui: sul sito www.perlapace.tv una redazione multimediale produrrà dirette streaming, servizi tv, foto e articoli, materiale messo in condivisione per tutti coloro che (tv, radio, siti, blog) che vorranno raccontare un’Italia diversa. Appuntamento sul canale già da domani mattina con Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace che presenterà il nuovo portale e il programma delle giornate che culmineranno il 16 maggio 2010 con la Marcia per la pace Perugia Assisi.

giovedì 13 maggio 2010

1° Fiera della contrattazione


Cisl Lombardia organizza a Sesto S. Giovanni il 27 e 28 maggio prossimi la Prima Fiera della Contrattazione, un appuntamento per condividere e approfondire gli accordi aziendali realizzati dalle categorie e dalle unioni sul territorio, cui sono attesi tutti gli operatori e delegati delle Cisl della Lombardia.
Per tutta la nostra Cisl questo è l'appuntamento cardine di questa stagione: si tratta di rilanciare la validità e ribadire la priorità dell'azione contrattuale decentrata, ad un anno dall'accordo sul nuovo modello contrattuale.
Lo slogan della Fiera è "Contrattare è il mio mestiere", proprio perché i veri protagonisti della manifestazione saranno le categoria e gli operatori che esporranno in Fiera la propria originale esperienza di contrattazione, presentando e diffondendo gli accordi e le novità realizzate.


martedì 27 aprile 2010

Parole che fanno bene -1-

Parlo per me per il mio paese
per quella parte che tace e non dice
che gli soffoca in gola uno strillo per lo sgomento di uno spettacolo indegno
per cui paga e non lo ha scelto
di chi segue il bastone del pastore
o l'etichetta dov'è scritto il proprio nome
e per il futuro: inginocchiarsi ed accendere un cero... complimenti davvero

pascoliamo pascoliamo
e pure in un campo a caso e che sia vicino casa
perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale
prigionieri con il il terrore di essere liberati di essere liberi

caro mercato ti vedo costretto
ad offrirci ogni giorno cio che non ti e' richiesto
per il tuo bisogno per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati
davanti a intestini accorciati di uomini obesi annoiati e ossessionati dalla forma
ossessionati dalla norma
non ci siamo non ci siamo
allora una parola lanciata nel mare
con un motivo ed un salvagente
che semplicemente fa il suo dovere,
una parola che non affonda
che magari genera un'onda
che increspa il piattume
e lava il letame

Niccolò Fabi

giovedì 22 aprile 2010

La Colombo non si tocca. La Colombo non si sposta


I lavoratori della Colombo Cantieri nautici di Bene Lario, riuniti in assemblea per valutare l’esito dell’incontro tenutosi venerdì 9 aprile 2010 presso Confindustria Como, tra la Direzione aziendale e la Fim Cisl con la Rsu, esprimono le seguenti valutazioni.
La responsabilità dei lavoratori di fronte ad una situazione così grave e drammatica dal punto di vista occupazionale non è stata compresa ed apprezzata da parte della proprietà.
Dopo aver appreso, addirittura dalla stampa, della determinazione di trasferire l’attività del cantiere della Giacomo Colombo, un marchio storico, dal 1956 legato al territorio ed al suo lago, simbolo di eccellenza della nautica italiana e comasca, abbiamo continuato comunque la produzione.
Questo per rispetto del nostro lavoro. Questo per la soddisfazione dei nostri clienti che hanno sempre saputo riconoscere la capacità e la professionalità del nostro lavoro, della nostra capacità di creare e generare non semplici motoscafi, oggetti di lusso da ostentare, ma opere di altissimo artigianato unici nella loro bellezza.
Nell’incontro del 9 aprile 2010 la Fim Cisl a nome dei lavoratori ha richiesto di garantire in questo momento complicato:
• la puntualità nel pagamento degli stipendi ( cosa sempre avvenuta ad eccezione di un ritardo nel mese di febbraio 2010)
• la regolarizzare dei versamenti verso la Previdenza completare.
La Fim Cisl ha chiesto di valutare soluzioni alternative al trasferimento a Capriolo per evitare di compromettere e disperdere il patrimonio di competenze e capacità espresso dalle professionalità dei lavoratori, offrendo la disponibilità a ricercare in un tavolo istituzionale soluzioni praticabili ed idonee a sostenere l’impegno industriale della Cantieri Sarnico ( controllante della Colombo) a Como.
L’azienda ha con fermezza ribadito la irrevocabilità della sua decisione, ponendo tra l’altro condizioni di una rigidità mai riscontrata in una vertenza per crisi aziendale.
L’azienda da una parte insiste sul trasferimento a Capriolo di tutte le attività della Giacomo Colombo entro agosto 2010 e dall’altra esclude il ricorso a qualsivoglia ammortizzatore sociale ( Cassa integrazione guadagni straordinaria e mobilità volontaria). Vincolando qualsivoglia disponibilità ad affrontare le ricadute sui lavoratori alla accettazione di questo percorso.
A fronte di questa chiusura totale e malgrado la posizione di responsabilità dimostrata da tutti i lavoratori nella assemblea di oggi si è pertanto deciso di dare mandato alla Fim Cisl di Como di proclamare lo stato di agitazione con iniziative di sciopero articolato che verranno di giorno in giorno decise.
Il giorno 21 aprile 2010 verrà proclamato il 1° giorno di sciopero. Nel frattempo cercheremo la disponibilità del sostengo a questa lotta tra i lavoratori degli altri cantieri nautici, della altre fabbriche del territorio, dei cittadini dei paesi del nostro territorio.
La Giacomo Colombo non si tocca, la Giacomo Colombo non si sposta. La nostra lotta come simbolo della difesa del nostro lavoro, della nostra storia, della nostra dignità. Partecipa e sostieni anche tu le nostre iniziative.

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE ON-LINE!

giovedì 15 aprile 2010

Cisl e Anolf: cittadinanza per immigrati di 2a generazione

Cisl e Anolf hanno lanciato una campagna nazionale a favore del riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia e per quelli giunti nel nostro paese in tenera età. Lo ha annunciato Oberdan Ciucci, presidente nazionale Anolf, al termine dell'incontro a cui hanno partecipato 150 giovani figli di immigrati molti dei quali operatori sindacali dell' Anolf Cisl. La campagna, da attuare in tutti i Comuni italiani, si articolerà in dibattiti e confronti capaci di coinvolgere l'opinione pubblica, i rappresentanti dei partiti politici, delle istituzioni locali e delle scuole, ponendo in primo piano la partecipazione di tutti i giovani ad ogni singola iniziativa. "Assieme a 127 giovani di seconda generazione, di 30 nazionalità diverse e provenienti da tutta Italia, nati nel nostro paese o qui giunti in tenera età - spiega Ciucci- la Cisl e l'Anolf hanno deciso di impegnarsi affinché le istituzioni prendano concretamente e nel più breve tempo possibile provvedimenti atti a riconoscere ai figli degli immigrati il diritto allo "ius soli", riformando l'attuale normativa sulla cittadinanza che lascia questi ragazzi in un limbo d'incertezza sulla propria identità".

mercoledì 17 marzo 2010

Il paese delle ovvietà mancate

La Costituzione della Repubblica Italiana recita: articolo 1 –“ L’Italia è una
Repubblica democratica, fondata sul lavoro(..)”; articolo 4 : “La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano
effettivo questo diritto(…)”; articolo 9: ”La Repubblica promuove lo sviluppo della
cultura e della ricerca scientifica e tecnica tutela il paesaggio e il patrimonio
artistico della nazione”; articolo 34 : “ la scuola è aperta a tutti (…) i capaci e i
meritevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli
studi…etc.etc.
Non ci vuole molto per capire come, nella sintesi politica e culturale del dettato
costituzionale, i nostri padri costituenti avevano delineato i tratti di un Paese
nuovo, moderno, democratico, che facesse ovviamente del lavoro, della ricerca,
della formazione, della valorizzazione del proprio patrimonio culturale e
ambientale le basi sulle quali edificare la ricostruzione e lo sviluppo della nazione
nel benessere, valorizzando tradizioni ed identità nell’innovazione.
Chi governa, oggi, questo Paese, gran parte della cosiddetta “classe dirigente” e
con essa i cittadini, risultano del tutto appiattiti su una logica che vive nella
mediocrità del quotidiano, senza sogni e slanci per il futuro, perdendo di vista il
solco tracciato dal patto costituzionale.
Una società in cui padri e madri non vogliono invecchiare e ripiegati su sé stessi
hanno perso il senso antropologico e pedagogico del loro ruolo, svilendo il
rapporto con i figli ridotti ad appendici del contesto familiare. Bonsai o cloni,
appesi al cordone ombelicale familiare dal quale traggono successo, lavoro,
conoscenza se la famiglia appartiene alla fortunata elite; disoccupazione,
povertà, stenti, ignoranza se provengono da famiglie di poveri cristi.
In questo contesto penosamente malato di “presentismo”, è chiaro che la logica
dell’emergenza è l’unica che fa innalzare la media della quotidianità e così,
l’ordinario diviene emergenza, il diritto favore, il definitivo provvisorio, con tutte le
devianze del caso.
Per questo è suggestivo e grottesco che si continui a parlare di emergenza
occupazione, di stallo dell’economia, di crisi, senza aprire un serio dibattito sulle
cause essenziali, intime, di questo stato delle cose, tornado a interrogarci sul senso
del vivere sociale, sul valore del lavoro, sul ruolo fondamentale delle relazioni e
della costruzione del nostro avvenire.
La situazione di stallo della nostra economia e della nostra democrazia è in effetti
dovuta all’eclissi di una visione-guida in grado di coniugare strategie di
valorizzazione del proprio patrimonio culturale-storico–ambientale e di tutte quelle
energie positive che sono alla base delle migliori produzioni artigianali e industriali
del Paese, vanto e promozione dell’Italia nel mondo.
Invece nel corso degli ultimi 30 anni pezzo a pezzo sono stati, di fatto, smantellati
senza alcuna strategia di “sviluppo” alternativa, interi segmenti dell’industria
italiana, dall’elettronica alla chimica, per passare alla meccanica e al settore
energetico. Uno spezzatino senza eguali che ha lasciato solo brandelli di industria
privi di autonomia e di capacità di crescita. Intere porzioni di territorio nazionale
sono state avvolte senza scrupolo alcuno, in una colata di cemento,
“consumando e sprecando” una delle maggiori risorse Italiane: il paesaggio. La
ricerca, lo studio sono bistrattati, scherniti e umiliati dalle misere risorse messe a
disposizione dallo Stato come pigra elemosina per zittire la propria coscienza.
In questo stato di cose, il Paese vivacchia tra un talk show televisivo, uno scandalo
a luci rosse e truffe milionarie. Ma il velo di scenografico benessere comincia ad
erodersi, l’abile vomitato sui mercati dalla finanza mondiale, il crac finanziario, ci
ha mostrato la nostra nudità.
La bulimica ondata di dati sulle chiusure di fabbriche, di attività commerciali, della
crescita della disoccupazione sta mettendo infatti a dura prova non solo la tenuta
dell’economia, ma anche la coesione sociale del Paese.
D’altra parte, aver lasciato il controllo del sistema economico al solo mercato ha
significato alla fine, la conduzione della società come accessoria rispetto al
mercato. Non è più l’economia ad essere inserita nei rapporti sociali, ma sono i
rapporti sociali ad essere inseriti nell’economia. Una trasformazione quest’ultima
socio-antropologica, di cui uno degli indicatori del cambiamento è stata la
graduale ma costante diminuzione del risparmi delle famiglie a fronte del
consumo “rateizzato” (mutui) , ingrediente base dell’attuale crisi.
Licenziamenti, cassa integrazione e mobilità, ci schiacciano drammaticamente
sulla quotidiana realtà dell’emergenza inibendo i nostri sensi e quella necessaria
lucidità per capire dove andare e cosa fare, si continua così a ciurlare nel manico
sperando nella Provvidenza. L’uscita qualche giorno fa dei dati ISTAT sulla
disoccupazione giovanile ha fatto cavalcare l’onda mediatica dei dati, tutti
gridavano all’allarme: “oramai è emergenza” “bisogna intervenire subito”, come
se il problema fosse comparso on-off dall’oggi al domani. Sbigottiti e stupiti, come
se rispetto a tre mesi fa la situazione della disoccupazione giovanile fosse
diventata drammaticamente preoccupante. In realtà la situazione
dell’occupazione giovanile era già abbastanza grave tre mesi fa, come lo era 6
mesi fa e un anno fa, ma nessuno, se non solo quando c’è la risonanza mediatica
sull’evento, prende seriamente posizione facendo proposte strutturali che
ovviamente richiederebbero tempo, impegno e poca visibilità nell’immediato per
provare a risolvere o arginare il problema.
Continuare a ragionare come oggi si fa, solo sull’intervento “pezza” senza
immaginare e programmare di acquistare un abito nuovo, ci porterà
inevitabilmente a rimanere presto in braghe da tela. Per questo dobbiamo
riappropriarci delle “ovvietà mancate ” che i nostri Padri costituenti avevano
indicato come capisaldi della crescita e del bene comune, per ridare speranza e
futuro al nostro Paese.
Augusto Bisegna

giovedì 4 febbraio 2010

Crisi, in aumento del 305% i metalmeccanici colpiti

Con 108.537 lavoratori sospesi negli ultimi sei mesi e un incremento allarmante della cassa integrazione straordinaria, non si allenta la morsa della crisi sull’industria metalmeccanica lombarda. Nell’ultimo anno sono cresciute del 545% le aziende in difficoltà (8.366 nel 2009 contro le 1.298 del 2008) e del 305% il numero dei lavoratori coinvolti (246.326 contro i 60.800 del 2008). E’ quanto emerge dal 27° Rapporto semestrale dell’Osservatorio regionale sulla crisi e occupazione della Fim Lombardia, presentato oggi a Milano. Nel periodo 1° luglio-31 dicembre 2009 sono state interessate dalle crisi 3.954 aziende (contro le 4.412 del semestre precedente), con 147.729 addetti (174.605 precedenti), con un totale di 108.537 lavoratori direttamente colpiti dalla crisi (137.989 i precedenti). E’ solo apparente però la leggera flessione semestrale, perché invece il raffronto del 2009 rispetto al 2008 mostra la crisi in tutta la sua crudezza: sono cresciute del 545% le aziende in difficoltà, del 305% i lavoratori coinvolti. "Nel settore si continua a registrare una situazione molto preoccupante di fermo produttivo - afferma Nicola Alberta, segretario generale Fim Cisl Lombardia - di utilizzo diffuso della cassa integrazione e di accentuazione del rischio occupazione per migliaia di lavoratori". "I segnali di allarme del 2008 si sono purtroppo concretizzati in entità e generalizzazione ai diversi settori, manifestando oggi tutta la gravità della crisi - aggiunge -. Occorre difendere e rilanciare il sistema industriale, con politiche pubbliche di sostegno agli investimenti e all’accesso al credito, oltre a sostenere l’occupazione generalizzando i contratti di solidarietà e attuando politiche attive del lavoro e della riqualificazione".

Intesa con la Regione sul Buono per non autosufficienti

In arrivo un bonus di 1.300 euro per le famiglie che hanno un anziano o un disabile ricoverato in una struttura residenziale e percepiscano ammortizzatori sociali o abbiano figli minori a carico. E’ quanto prevede l’accordo raggiunto con la Regione da Cgil, Cisl, Uil e dai sindacati dei pensionati. Complessivamente, il Pirellone ha stanziato 17 milioni di euro e prevede di rispondere alla richiesta di 13-14mila famiglie. "E’ un accordo importante, il nono negli ultimi 18 mesi, che si inserisce in un’intensa stagione di intese con la Regione sul lavoro e sul reddito - ha sottolineato Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia -. E' un passo molto positivo, stiamo costruendo pezzi di welfare lombardo, dove non c'è retorica ma risposte concrete". Soddisfatti anche i sindacati dei pensionati: "L’intesa afferma il principio della solidarietà intergenerazionale - sottolinea Attilio Rimoldi, segretario generale della Fnp Cisl Lombardia - e riconosce il fatto che per la non autosufficienza occorrono aiuti concreti". La domanda va presentata presso gli sportelli territoriali delle Asl dal 15 febbraio al 5 marzo.

giovedì 21 gennaio 2010

Nero speranza!


In partenza il Treno per Auschwitz di Cgil e Cisl Lombardia

Partirà dal binario 21 della stazione Centrale di Milano il treno per Auschwitz 2010, organizzato anche quest’anno da Cgil e Cisl Lombardia nell’ambito del Comitato “In treno per la memoria”. Quest’anno saranno 650 le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani, tra i quali 385 studenti provenienti da diverse scuole della regione, che prenderanno parte all’iniziativa. Insieme si recheranno nei campi di sterminio di Birkenau e Auschwitz, visiteranno Cracovia e condivideranno momenti di socializzazione della loro esperienza. L’edizione 2010 registra, per la prima volta, la presenza di 54 cittadini di nazionalità francese, grazie all’attività di cooperazione tra sindacati lombardi e del Rhone Alpes. Il viaggio, della durata di cinque giorni, dal 23 al 27 gennaio, prenderà il via alle 14.50 di sabato dalla stazione Centrale di Milano. Domenica 24 gennaio il treno arriverà a Cracovia. Lunedì 25 è prevista la visita guidata ad Auschwitz e a Birkenau (Auschwitz II), dove alle 16,30 si terrà la cerimonia al monumento internazionale. Il Centro Culturale Rotunda ospiterà nella serata uno spettacolo e martedì 26 gennaio, sempre a Cracovia, alle 9,30 si terrà un meeting dei partecipanti per condividere le ricerche, le esperienze e le testimonianze frutto del lavoro degli studenti. Alle 18 dello stesso giorno si partirà per il rientro in Italia, previsto per mercoledì 27 gennaio in giornata, sempre alla Stazione Centrale di Milano. Il viaggio nei luoghi della memoria è stato preparato da una serie di appuntamenti formativi con gli studenti delle scuole coinvolte, che hanno partecipato anche agli incontri "Il quadro complessivo delle deportazioni e delle persecuzioni", e ”Insegnare la Shoah. Il modello lombardo”.