La questione "quote alunni stranieri" non può essere un’ulteriore variabile di una kermesse politica di basso profilo. È solo andando in profondità nell’analisi dei dati che diventa possibile pensare ad un complesso piano di servizi per l'accoglienza e l'integrazione più che fermarsi a fissare delle percentuali di iscrizione alle singole scuole. E’ quanto sostengono la Cisl Scuola e la Cisl Lombardia, invitando a tenere conto di alcune variabili nella realtà regionale: la presenza di ben 175 etnie, anche se gli studenti provenienti dal Marocco costituiscono il numero più elevato degli alunni frequentanti, immediatamente a seguire troviamo i ragazzi provenienti da Albania e dalla Romania; 12% è l’incidenza di alunni con cittadinanza non italiana, dal 17, 6% nella provincia di Mantova al 4,6% nella provincia di Sondrio; dall’alta percentuale di presenza nella scuola dell’infanzia (16% nella statale e il 9% nella non statale), si scende rispettivamente al 14% e al 2 o 1% nella scuola primaria e secondaria di primo grado, e ad un 8,3% nella scuola secondaria di secondo grado nella statale e al 2% nella non statale. Inoltre, nella scuola secondaria la presenza di alunni con cittadinanza non italiana è forte negli istituti professionali. "È solo andando in profondità nell’analisi dei dati - sottolinea Gigi Petteni, segretario generale della Cisl Lombardia - che diventa possibile pensare ad un complesso piano di servizi per l'accoglienza e l'integrazione più che fermarsi a fissare delle percentuali di iscrizione alle singole scuole". "La qualità si misura sul fare e sull’essere della scuola - aggiunge Silvio Colombini, segretario generale Cisl Scuola Lombardia - che, attraverso l’autonomia e la relazione con il territorio, è chiamata ad operare per favorire il successo formativo di tutti gli alunni".
tratto da www.lombardia.cisl.it
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